Intervista a Chris Nolan #2/3

Questa è la seconda parte dell’intervista a Christopher Nolan. Ho chiesto al regista londinese di prendere una scena nel film che lui considera come il momento essenziale. Ha risposto molto in fretta.
NOLAN: A essere onesto, è molto facile per me. La scena che è così importante e centrale per me è la scena dell’interrogatorio tra Batman e il Joker.
INTERVISTATORE: A che punto della produzione l’avete girata?
N: Sul set l’abbiamo girata abbastanza presto. In realtà è stata una delle prime cose che Heath ha fatto come Joker. Mi disse che era alquanto eccitato di fare una scena così importante, una delle scene focali del Joker, all’inizio, nelle prime tre settimane di riprese lunghe sette mesi. A me e a lui piaceva l’idea di tuffarsi dentro e basta, come anche a Christian. Avevamo provato la scena poche volte, un paio di volte in pre-produzione giusto per avere la sensazione di come avrebbe funzionato. Nessuno di loro due voleva spingersi troppo in là con le prove. Hanno dovuto provare molto il combattimento, ma anche con quello abbiamo cercato di lascare qualcosa all’improvvisazione. Eravamo tutti molto eccitati di cominciare con un bel pezzo di dialogo e questa grande intensa scena tra i due iconici personaggi. Era alquanto bizzarro vedere Batman dall’altra parte del tavolo del Joker. In realtà potrei parlare di questa scena per ore.
Avevamo molto tempo per girarla, perchè era l’inizio delle riprese. Molto spesso, quando ti metti a fare altre cose e procedi verso la fine delle riprese, le cose possono diventare molto frenetiche. Ma tendi a organizzare le prime cinque settimane in modo molto generoso per dare alla troupe e agli attori e a me stesso il tempo per ambientarci. Così avevamo un paio di giorni per girarla.
I: Puoi descrivere a memoria quei giorni?
N: Era un grande set costrito in una location. Aveva il vantaggio di sentirsi in un posto vero. Nathan Crowley, il production designer, aveva costruito questi grandi specchi e questa lunga stanza piastrellata che mi piaceva un sacco guardare; aveva quasi l’aspetto di un mattatoio o roba simile. Questo alimentava la brutalità della scena. Volevamo essere molto al limite, molto brutali. Volevamo che fosse il punto in cui Batman è davvero messo alla prova dal Joker e vedi che il Joker è davvero capace di insinuarsi dentro la pelle di chiunque. Lo realizzo ora – prima non ci avevo pensato – che in quella scena sono sintetizzati tutti i diversi elementi in cui io sono interessato come regista. La scena comincia tra Gary Oldman e Heath con le luci spente, e Wally Pfister ha letteralmente illuminato la scena solo con la lampada da tavolo e nient’altro. E poi quando la luce si accende Batman compare e il resto della scena si svolge con la massima esposizione alla luce. Ma in questa intensa luce che ci lasciava muovere in ogni direzione, avevamo una camera a mano e riprendevamo quello che volevamo in modo molto spontaneo. Per me, dal punto di vista creativo significava invertire le attese. Abbiamo visto così tante di queste scene di interrogatorio dove a qualcuno viene fatto il terzo grado. Volevamo completamente sbattergliela in faccia e avere una luce accecante che mostra il trucco del Joker e il suo sciogliersi. Il costume di Batman è stato completamente ridisegnato per questo film. E a differenza del costume di “Batman Begins” questo è capace di essere mostrato in grande dettaglio. Il costume sembrava molto più reale e funzionale stavolta. L’intera scena mostra qualcosa di reale e brutale.
I: C’è una notevole componente fisica nel lavoro degli attori in quella scena. Sono presenze così diverse nella stanza: Christian è una grande massa nera di furia contenuta e Heath ha questa strana forma agile e sottile…
N: Sì, e penso che lo si cominci a vedere anche all’inizio della scena dove tutto è ripreso da vicino. Ci sono stretti primi piani con un movimento molto piccolo della macchina da presa. Cominciamo in un modo molto controllato, ma anche in quel frangente, il modo in cui Heath si muove è indicativo. Cercavamo di seguirlo con la camera ma era difficile. Vedi chiarimenti i suoi movimenti avanti e indietro col busto e la testa. Hai un senso di stranezza. Dall’altra parte invece c’è Batman, seduto, molto controllato. C’è un punto in cui scoppia in tutta la sua forza fisica e trascina il Joker dall’altra parte del tavolo. A quel punto abbiamo preso la telecamera a mano e da lì in poi abbiamo ripreso il resto della scena con quella per rendere tutto molto spontaneo. Avevano provato i colpi e le cadute molte volte, ma comunque abbiamo lasciato che gli attori improvvisassero qualcosa in mezzo a tutto quello. Non ho mai visto nessuno incassare un pugno come fa Heath con Christian. Abbiamo ottenuto la violenza che volevamo. Quello che sentivo davvero importante dal punto di vista creativo per la scena era mostrare Batman che va troppo oltre. In effetti lo vediamo torturare qualcuno per avere informazioni perché la faccenda è per lui diventata personale.
Christian e io durante “Batman Begins” abbiamo cercato a lungo di trovare un momento in quel film dove davvero temi che Batman vada troppo in là con la violenza. Un momento dove la sua rabbia può esplodere e fargli infrangere le sue regole. Non abbiamo trovato quel momento allora. Semplicemente non era lì in quella storia. C’era molta forza e aggressione, ma la storia non conteneva un elemento tale da fargli perdere il controllo. Quello che il Joker fornisce nel secondo film è il fatto che la sua intera motivazione è quella di spingere le persone a violare i propri principi. E Batman ovviamente da una tale importanza alle sue regole, alla sua morale. E’ quello che nella sua concezione lo distingue da un comune vigilante. Il Joker è capace di fargli mettere in dubbio il suo approccio e le sue azioni.
I: Nel primo film, i momenti più memorabili di intensa aggressione sono più teatrali, fatti in modo calcolato per spaventare le persone. Il primo film sembra essere sulla paura di Batman, il secondo sulla sua rabbia.
N: Esattamente. Per questo non abbiamo mai trovato quel momento di pericolo in cui Batman è sul punto di andare troppo in là. La rabbia è davvero una un elemento centrale della storia in “The Dark Knight”, e quella scena dell’interrogatorio è il fulcro intorno a cui l’intero film ruota. Batman scopre molte cose su se stesso in quella scena. Sono stato molto soddisfatto dal modo in cui Christian ha mostrato la sua rabbia in quella scena. Ed è perfettamente bilanciata con i modi controllati di Gordon. Anche se tutti si ricordano di Batman e Joker, Gordon svolge un ruolo molto importante nel permettere che l’interrogatorio abbia luogo. E poi mentre guarda dallo specchio lui vede il momento esatto in cui Batman va troppo lontano. Conosce Batman abbastanza da riconoscerlo. Cerca di entrare, ma Batman ha bloccato la porta. E alla fine della scena penso che Heath abbia trovato l’esatta essenza della minaccia del Joker: viene preso a pugni in faccia e continua a ridere e a mostrare piacere. Non c’è nulla che tu possa fare. Quando dice a Batman “Non te ne fai nulla di tutta la tua forza”. C’è questa sorta di impotenza del forte, muscoloso e armato Batman. Non c’è nessun modo di usare il suo potere in modo utile in questa scena. E poi ho amato come Christian ha interpretato la fine della scena: quando lascia cadere il Joker dopo che questi gli ha dato gli indirizzi, Batman realizza la futilità di quello che ha fatto. Lo vedi nei suoi occhi. Come combatti qualcuno che vive di aggressione?
Fine 2/3


wow, aspetto con ansia la terza parte!
La seconda parte non era completa… Ora lo è. Intanto cerco di fare la terza oggi o domani.
ah ok, grazie ancora!
speriamo che nella prossima parte parli del sequel!